Legno-arredo: export primo trimestre a -5,2%
USA e Medio Oriente pesano sul dato. Allarme import: dalla Cina, ad aprile, mobili a +20%

Continua a soffrire l’export della filiera legno-arredo italiana, che con 4,4 miliardi di euro di valore chiude il primo trimestre del 2026 con una flessione del 5,2%, confermando il rallentamento già emerso nei mesi precedenti. A marzo, secondo i dati di export elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo su dati Istat, il calo si attesta al 3,1%, in un contesto internazionale segnato dalla debolezza della domanda e dalle crescenti tensioni geopolitiche.
A pesare maggiormente sul risultato sono gli Stati Uniti, che registrano una contrazione del 15,4% e si confermano il mercato con la perdita più significativa in valore assoluto. Restano in territorio negativo anche Germania (-6,9%) e Francia (-3,4%), primi partner europei della filiera. Tra i pochi segnali positivi si distinguono Spagna (+1,3%), Svizzera (+3,3%), Paesi Bassi (+3%) ma la crescita interessa prevalentemente mercati di dimensioni più contenute e non riesce a compensare la frenata dei principali sbocchi commerciali.

“La forte frenata degli Stati Uniti, insieme alle difficoltà di Germania e Francia, sottrae slancio ai nostri principali mercati di riferimento. A questo si aggiunge - spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo - l’impatto del conflitto in Medio Oriente, area strategica che, nel primo trimestre, segna una contrazione dell’export del 23,4%. Tuttavia, vogliamo intravedere qualche segnale di graduale ripresa: per il comparto del mobile, infatti, l’export verso i Paesi OPEC passa dal -66% di marzo al -27% di aprile, indicando un progressivo riavvio degli scambi dopo la fase di blocco iniziale.
Al contempo, sul fronte delle importazioni emerge un fenomeno da monitorare con grande attenzione. A trainare questa inversione di tendenza sono soprattutto le importazioni di mobili dalla Cina, cresciute del 19,6% nel solo mese di aprile.
Continuiamo a chiedere all’Europa che metta in campo tutte le misure indispensabili per la difesa del mercato interno, effettuando severi controlli sulle merci in entrata. Il rispetto delle regole che l’Europa impone alle nostre aziende, deve valere anche per chi produce fuori dai confini europei. Non farlo significa consentire una concorrenza sleale”.