Inflazione, energia e tensioni globali: peggiorano le prospettive economiche 2026

Sul piano produttivo e finanziario, Confindustria evidenzia un clima di crescente incertezza che sta già frenando le decisioni di investimento delle imprese

Inflazione, energia e tensioni globali: peggiorano le prospettive economiche 2026

La crisi in Medio Oriente continua a produrre effetti diretti sull’economia globale, alimentando un progressivo deterioramento dello scenario economico internazionale.

Il petrolio resta caro perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Il protrarsi dello shock ne amplia l’impatto sulle economie: sale l’inflazione anche in Italia, cala ulteriormente la fiducia di famiglie e imprese e rischia di bloccarsi il credito. Di conseguenza, consumi e servizi possono frenare, mentre l’industria continua a essere sostenuta soprattutto dagli investimenti del PNRR. Lo rileva il Centro Studi Confindustria nella Congiuntura Flash di maggio.

Energia e inflazione: il conflitto pesa sui mercati

Il primo elemento di pressione resta quello energetico. La mancata piena riapertura dello Stretto di Hormuz mantiene elevato il prezzo del petrolio Brent, stabilmente sopra i 100 dollari al barile, con ripercussioni immediate sull’inflazione. Si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas, che a maggio (46 euro/mwh) resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025 (28 euro).

Sale l’inflazione, atteso rialzo dei tassi

In Italia l’atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile (+2,7%, da +1,5% a febbraio), con quelli energetici già al +9,2% annuo, mentre finora i prezzi core rallentano (+1,7%). In Europa l’inflazione è salita prima ed è più alta (+3,0%, da +1,9%), ancor più negli USA (+3,8% da +2,4%). Mentre i tassi sovrani in Europa si sono fermati a maggio (in Italia 3,81% e +79 punti base). Uno scenario che potrebbe spingere la BCE verso nuovi aumenti dei tassi, irrigidendo ulteriormente le condizioni di credito per famiglie e imprese.

Investimenti più deboli, fiducia in calo

Sul piano produttivo e finanziario, viale dell'Astronomia evidenzia un clima di crescente incertezza che sta già frenando le decisioni di investimento delle imprese. Gli investimenti, inclusi quelli in fabbricati non residenziali, sono ancora sostenuti in avvio di 2026 dal PNRR. Tuttavia, i dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel 1° trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso, e sebbene il tasso pagato finora non sia salito (3,38% a marzo); in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali. Parallelamente cala la fiducia: quella delle famiglie, già indebolita dall’erosione del potere d’acquisto, lascia intravedere una possibile frenata dei consumi nei prossimi mesi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022.

 

grafico congiuntura flash

 

L’industria tiene, ma peggioramento in vista

L’industria italiana, pur mantenendo alcuni elementi di resilienza, mostra segnali contrastanti. A marzo la produzione industriale ha recuperato (+0,7%), con i beni strumentali (+2,1%) al traino del PNRR e gli intermedi (+0,3%) di cui le imprese stanno facendo scorte precauzionali; ciò ha attenuato il calo nel 1° trimestre al -0,2%. Ad aprile, però, il PMI segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta.

In questo contesto, l’export rappresenta uno dei principali fattori di tenuta dell’economia italiana.  Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni nel complesso hanno continuato a crescere (+4,0% in valore sul 4° 2025).  

Economia USA indebolita, non rallenta la Cina

La produzione industriale USA in aprile cresce (+0,7%), a un ritmo poco maggiore rispetto al 1° trimestre (+0,5%). Ma la variazione degli occupati e le richieste di sussidi di disoccupazione confermano la frenata del mercato del lavoro e il balzo dell’inflazione. Nel quadro internazionale spicca inoltre la tenuta dell’economia cinese: nel 1° trimestre il PIL è cresciuto del +5,0% annuo (+4,5% nel 4°), nonostante le tensioni legate al conflitto con l’Iran. La produzione industriale ha accelerato a +6,1% nel trimestre, trainata da manifatturiero e comparti high-tech.

Il quadro delineato dal Centro Studi Confindustria evidenzia un’economia che continua a reggere grazie ad alcuni fattori di sostegno,  export e PNRR in primis, ma che appare sempre più esposta agli effetti prolungati delle tensioni geopolitiche, dell’inflazione energetica e dell’incertezza internazionale.

 

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Crisi energetica: la Commissione Ue taglia le stime del Pil 2026

Intanto, stamattina la Commissione europea ha pubblicato le Previsioni Economiche di Primavera 2026, rivedendo significativamente al ribasso le stime di crescita e al rialzo quelle di inflazione rispetto all'autunno 2025, a causa dello shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente (qui il documento completo). La Commissione descrive questo come "il secondo shock energetico in meno di cinque anni" per la UE, in qualità di importatore netto di energia. “L'impennata dei prezzi dell'energia si traduce in bollette più salate per le famiglie e in un aumento dei costi per le imprese, che riducono i profitti di molti settori, di fatto reindirizzando il reddito fuori dall'economia dell'Ue verso i paesi esportatori di energia”.

Eurozona +0,9% nel 2026, inflazione sale al 3%

Per l'area euro, il PIL 2026 è ora atteso a +0,9% (da +1,2% delle previsioni autunnali, -0,3 punti percentuali) e a +1,2% nel 2027 (da +1,4%). Per l'UE nel suo complesso, la crescita scende a +1,1% nel 2026 (da +1,4%) e risale a +1,4% nel 2027. L'inflazione nell'area euro è rivista al 3% nel 2026 (un punto percentuale intero sopra le stime autunnali di 1,9%) e al 2,3% nel 2027 (da 2,0%). L'UE segna rispettivamente 3,1% e 2,4%.

Italia: tagliate le stime di crescita

La Commissione europea taglia le stime di crescita per l'Italia: nel 2026 il Pil è ora previsto in aumento dello 0,5%, contro lo 0,8% indicato nelle previsioni d'autunno. Anche per il 2027 Bruxelles rivede al ribasso la crescita allo 0,6%, dallo 0,8% precedente. Oltre al caro-energia anche i dazi statunitensi pesano sulle prospettive economiche dell'Italia. "L'impatto dei dazi Usa", e le interruzioni in alcuni mercati di esportazione dovute al conflitto in Medio Oriente, "dovrebbero peggiorare ulteriormente le prospettive dell'export di beni".

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