Imprese italiane tra crescita fragile e resilienza: l'analisi di Confindustria
Shock energetico e tensioni globali frenano la crescita. La diversificazione degli scambi è un elemento chiave per rafforzare la resilienza del sistema produttivo

Se il conflitto si chiude rapidamente, l’economia rallenta ma resiste. Se si prolunga fino all’estate, la crescita si blocca. Se arriva fino a fine anno, il rischio recessione – in assenza di contromisure immediate e concrete - diventa palpabile.
È su questa traiettoria temporale che si gioca l’evoluzione dell’economia italiana e globale nel 2026. Un’analisi che, secondo Confindustria, impone la preparazione immediata di misure italiane ed europee a sostegno dell’economia.
Lo scenario economico internazionale era caratterizzato da una fase di forte instabilità e incertezza già prima dello scoppio della guerra in Iran, a causa delle tensioni commerciali legate ai dazi americani introdotti nel 2025 che hanno comportato importanti correzioni nei flussi commerciali tra le varie economie. Ora il quadro macroeconomico globale è ulteriormente aggravato dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Le tensioni sull’offerta e sulle rotte di approvvigionamento stanno infatti incidendo sui prezzi e sulle aspettative, con ripercussioni dirette su inflazione, condizioni finanziarie e crescita.
In questo contesto, la durata del conflitto diventa la variabile decisiva. È su questa base che il Centro Studi Confindustria costruisce tre scenari alternativi, per comprendere l’evoluzione dell’economia nei prossimi mesi.

Italia: crescita fragile, scenari alternativi e capacità di adattamento delle imprese
Per quanto riguarda l’Italia, lo scenario di base resta positivo ma estremamente delicato. La crescita prevista per il 2026 si attesta allo 0,5%, ma risente in modo significativo dell’evoluzione del contesto internazionale.
Nella sezione dedicata all’analisi del commercio internazionale, il Centro Studi Confindustria evidenzia come si sia entrati in una fase di ridefinizione, segnata dal confronto tra Stati Uniti e Cina e dall’introduzione di nuove barriere tariffarie.
Nel 2025, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 70 miliardi di euro (+7,2%), ma al netto di farmaceutica e commesse straordinarie si registra una contrazione del 5,7%, segnale delle difficoltà che stanno emergendo in diversi settori manifatturieri.
Parallelamente, l’import italiano dalla Cina ha superato i 60 miliardi di euro nel 2025 (+16,4% sul 2024). La Cina è sempre più specializzata nei settori a medio-alta tecnologia, la cui quota sull’export cinese verso il resto del mondo è salita dal 28% al 42% negli ultimi cinque anni.
Accanto ai fattori di rischio, il Rapporto evidenzia però anche alcuni elementi di tenuta, tra cui gli effetti positivi della stabilità politica degli ultimi anni.
In questo scenario, c’è un altro elemento positivo che riguarda le imprese italiane, che mostrano una significativa capacità di adattamento. Ogni anno, infatti, circa l’8% dei prodotti cambia mercato di destinazione e il 9% quello di origine, a ritmi superiori a quelli delle imprese tedesche.
La diversificazione degli scambi si conferma così un elemento chiave per rafforzare la resilienza del sistema produttivo.
Anche FederlegnoArredo monitora con attenzione l’evoluzione dello scenario, condividendo l’analisi secondo cui sarà soprattutto la durata del conflitto a fare la differenza, dato che in prospettiva l’area del Golfo è una delle più promettenti per la filiera.
Un prolungarsi dei tempi - come evidenziato anche dal presidente Feltrin sul Sole 24 Ore - porterebbe nel medio-termine a un'impennata dei costi di trasporto, oltre alle difficoltà logistiche per assicurare i rifornimenti nei magazzini, per compensare l'allungamento dei tempi di consegna.
La posizione di Confindustria: servono misure immediate
In questo scenario, Confindustria sottolinea la necessità di una risposta tempestiva e coordinata a livello nazionale ed europeo. La durata del conflitto rappresenta infatti la variabile decisiva per l’evoluzione economica dei prossimi mesi e richiede l’attivazione di misure concrete a sostegno di imprese e famiglie. In particolare, secondo viale dell’Astronomia, diventa prioritario contenere gli effetti dello shock energetico, salvaguardare la competitività del sistema produttivo e rafforzare gli investimenti.
Per approfondire leggi il Rapporto di Previsione – Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria
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