Cbam: Assopannelli ed Epf chiedono lo stop
Aumento dei costi fino al +12% e rischio di perdita di competitività per l’intera filiera legno-arredo europea

Assopannelli ed EPF chiedono la sospensione del Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) sull’urea industriale, materia prima essenziale per colle, resine e produzione di pannelli in legno per edilizia e arredamento. Dal 1° gennaio 2026 il Cbam applica un costo alle emissioni di carbonio contenute in alcune merci importate, inclusa l’urea. Secondo le stime di Assopannelli, il Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10%/12% in 4 anni essendoci un incremento pari a 40-60 euro per tonnellata dell’urea dal 1° gennaio 2026 ripetuto per 4 anni, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo.
"È fondamentale che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo", ha dichiarato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo, nel corso dell'incontro a Milano con i vertici EPF presso la sede di FederlegnoArredo.
"Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’UE che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi. È paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato".