ASSUFFICIO
Associazione nazionale delle industrie dei mobili e degli elementi d'arredo per ufficio
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    GARE PER GLI ACQUISTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: I CAM CAMBIANO LE REGOLE? Problematiche sollevate dai nuovi criteri ambientali minimi e possibili adeguamenti.

    Il nuovo codice degli appalti (d.lgs. 50/2016), all’art 34 cita “Criteri di sostenibilità energetica ed ambientale”, imponendone  l’inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei Criteri Ambientali Minimi (CAM) adottati con decreto del Ministro dell’Ambiente, per affidamenti di appalti pubblici di qualsiasi natura e importo.

    Un clima di vivace partecipazione, propositiva collaborazione e concretezza ha caratterizzato l’incontro di Assufficio organizzato con l’obiettivo di affrontare le problematiche sollevate dai Criteri Ambientali Minimi, pubblicati con Decreto l'11 gennaio del 2017, cercando di chiarire gli aspetti di difficile interpretazione e trovare soluzioni per una più semplice applicabilità da parte dei produttori di arredo ufficio. 

    Scopo dell’incontro è stato è stato quindi quello di “Dare, nell’interesse comune, un contributo affinché il maggior numero possibile di aziende possano affacciarsi al mercato della PA e facilitare le partecipazione degli associati alle gare come quelle di Consip, questo ha sottolineato il presidente di Assufficio Gianfranco Marinelli che ha continuato “I CAM in vigore sono una bella spinta nel rendere maggiormente qualificati e qualificanti le forniture degli arredi, nel premiare la qualità e la sostenibilità”.
    Poiché le caratteristiche richieste dai CAM si ritrovano nei principali protocolli di Green Building internazionale, premiando qualità e sostenibilità, queste possono servire come strumento per avvicinare il mercato interno a quello internazionale.
    Come tutte le cose nuove, però, nel momento in cui diventano "pratica" hanno bisogno di una “messa a punto” operativa. I CAM richiedono infatti un’attenzione e un impegno maggiori soprattutto per piccole e medie imprese che giudicano sovradimensionati alcuni dei requisiti.
    “Siamo di fronte a una crescente sensibilizzazione rispetto al benessere dei lavoratori e all’importanza della salute delle persone all’interno degli spazi di lavoro ed è positivo che gli uffici della Pubblica Amministrazione rappresentino e si facciano portavoce di questa evoluzione” ha commentato Renata Sias, moderatrice dell’incontro.

    Fondamentale è stata la qualificata presenza del dott. Sergio Saporetti del Ministero dell’Ambiente (Direzione Clima ed Energia – Divisione II, Clima e Certificazione Ambientale) che in un’ottica di reciproco ascolto che proseguirà anche nei prossimi mesi, si è mostrato disponibile a miglioramenti e adeguamenti, sollecitando i diversi operatori che si trovano a utilizzare questi Criteri a evidenziarne le criticità perché, come ha precisato “L’applicazione dei CAM nei bandi pubblici è obbligatoria in base a quanto disposto dall’art 34 del Codice appalti ed il procedimento di elaborazione dei decreti ministeriali con cui vengono emanati prevede un confronto continuo con le parti interessate. I CAM sono costituiti da specifiche tecniche obbligatorie e da clausole contrattuali anch’esse obbligatorie, ma anche da criteri premianti non obbligatori ma di cui la stazione appaltante deve comunque tener conto (art.34 c.2 d.lgs. 50/2016) , e possono essere modificati ed aggiornati, con iter burocratici alquanto snelli, in base all’evoluzione normativa e tecnica. Sono minimi, in quanto requisiti di base, superiori alle previsioni di legge già esistenti, per qualificare gli acquisti preferibili dal punto di vista della sostenibilità. E’ importante anche sottolineare che i documenti CAM non sono dei capitolati tecnici completi, ma vanno usati per integrare questi ultimi per quanto riguarda i criteri di sostenibilità ambientale e sociale.”
    Dopo avere ribadito che “Non possiamo più permetterci di mettere sul mercato prodotti che non siano portatori di ‘abilità’ ed è quindi indispensabile sapere esattamente che cosa contiene ogni prodotto” la sintetica esposizione di Saporetti ha indicato il percorso per un approccio sostenibile della PA iniziato fin dai primi anni 2000, ha approfondito i contenuti e la struttura dei CAM e ha in parte chiarito alcuni degli aspetti più problematici, tra i quali le emissioni di formaldeide dei pannelli e il ritiro dell’usato.
    Tra le novità introdotte dopo la pubblicazione vanno segnalati i capitoli sul servizio di noleggio, i criteri premianti, l’enfasi sugli aspetti sociali oltre che sul riuso dei beni, il disassemblaggio e il recupero dei materiali.
    La PA vuole dunque farsi promotrice di una nuova visone eco-sostenibile che nel caso di arredi a ridotto impatto ambientale ha le sue basi non solo nelle materie prime ma anche in un approccio di eco-design.

    Un modus operandi condiviso da FederlegnoArredo come ha dimostrato Omar Degoli, responsabile Ufficio Ambiente FLA, che nella sua presentazione ha illustrato come Assufficio stia sviluppando su questa direzione un progetto sull’impronta ambientale di prodotto, attraverso un’iniziativa che coinvolge alcune aziende e l’Istituto Sant’Anna di Pisa.

    L’incontro è proseguito con il racconto delle esperienze dirette di aziende produttrici, enti di prova e laboratori di certificazione.

    Rossana Motti di Centrufficio Loreto ha lucidamente descritto il primo approccio ai CAM con Consip e le difficoltà vissute, per la presentazione di certificazioni mai richieste prima, per la difficoltà di reperimento di laboratorio accreditato per ogni singola prova, per la numerosità delle certificazioni richieste e, non da ultimo per i costi che l’azienda deve sostenere per le certificazioni, costi insostenibili in particolare quando gli enti chiedono le certificazioni anche per prodotti su misura.
    Le problematiche evidenziate risultano essere comuni alla maggior parte delle aziende che hanno preso parte all’incontro e dato vita a un dibattito proattivo.

    Iris Visentin (QualityNet) ha portato altri esempi di difficoltà riscontrate, per esempio quelle riguardanti il contenuto di riciclato nella plastica degli imballaggi, l'individuazione di tutte le sostanze chimiche di tutti componenti (dal pannello, alla più piccola vite e ferramenta... e in una filiera articolata e complessa come quella dell'arredo non è cosa poi così facile), la mancanza di modelli di riferimento (es. schede di disassemblabilità), oppure il test ANSI Bifma accettato solo come criterio premiante.

    Paola Carbone di Arca Lombardia (Azienda Regionale Centrale Acquisti Lombardia) ha illustrato quali criteri di acquisto utilizzi Arca, indicando gli aspetti sociali e i metodi di valutazione per il parametro “ciclo di vita” come elementi importanti per la comparazione delle offerte; domandando inoltre come si possano valorizzare e quantificare questi elementi negli appalti pubblici.

    Monica Riva di Bureau Veritas si è soffermata sugli aspetti relativi alle verifiche delle certificazioni, per esempio ISO 14121 che non ha uno schema di verifica perché nasce come autocertificazione, oppure “Remade in Italy” che prevede verifiche da attuarsi nel tempo. 
    Una delle proposte è quella di accreditare uno schema che agevoli anche il lavoro di chi all’interno della PA dovrà leggere e valutare le documentazioni.

    Francesco Balducci e Alessandra Cecchino di Cosmob intervengono apprezzando la volontà del Ministero di identificare prove chiare per ciascun requisito, ma ci sono alcune criticità. Si porta ad  esempio la norma ISO14.021 (Environmental labels and declarations - Self-declared environmental claims), quale requisito richiesto ma che attualmente non dispone ancora di uno schema di certificazione accreditato, per cui un organismo di certificazione non può rilasciare questa certificazione accreditata da Accredia (Ente Unico di Accreditamento). Oggi viene lasciato spazio agli organismi di certificazione, su come approcciare, cioè se è una certificazione, è un’ispezione, o una certificazione di prodotto. Cosa si vuol verificare? Un prototipo (una tantum) oppure verificare qualcosa nel tempo con un sistema che rimane?

    Daniele Bergamasco di Catas: Ribadisce i punti iniziali già affrontati, sia sulle analisi dei prodotti con parti che non incidono in modo rilevante con percentuali da definirsi, sia quando i componenti del mobile non contengano in partenza o non subiscano lavorazioni che comportino l’apporto delle sostanze ritenute pericolose. Riguardo al problema molto sentito delle emissioni di sostanze nocive dei pannelli; un falso problema, in realtà perché di solito le aziende acquistano pannelli già laminati e le prove vengono eseguite sulle emissioni totali del manufatto. Suggerisce inoltre di fare un test campione di emissioni su campioni di  materiali (pannelli) , poi tramite calcolo matematico estrapolare le emissioni finali dei vari prodotti, senza ripetere le onerose prove sugli stessi prodotti al variare delle dimensioni. Sarebbe utile identificare uno schema di certificazione CAM; più comoda anche per la stazione appaltante.

    E’ stata dimostrata la massima apertura nei confronti dei suggerimenti e delle proposte di modifica di alcuni aspetti applicativi presentati da Marco Fossi dell’Ufficio Normativa FederlegnoArredo, utili per proseguire il dibattito nell’ottica della collaborazione che anche il Ministero ha apprezzato e finalizzata a rendere più agevole l’applicazione dei CAM.

    Ha chiuso la tavola rotonda il presidente Marinelli tornando sul tema “caldo” del ritiro dell’usato, argomento che richiede ulteriori approfondimenti “Perché, data la quantità delle variabili, non è sempre possibile valutare in anticipo i costi di ritiro e smaltimento dell’usato. Questo è un rischio che i produttori non possono assumersi, né sarebbe corretto caricare i costi degli acquisti della PA per bilanciare questa voce non preventivabile”.

    Il lavoro con il Ministero dell’Ambiente sul tema CAM prosegue e di questo terremo tempestivamente aggiornate le aziende aderenti ad Assufficio, invitandole a contattarci per eventuali chiarimenti o approfondimenti.
    Responsabile di Assufficio è Luca Trippetti, Luca.Trippetti@federlegnoarredo.it, tel. 02 80 60 4557, mob. 366 62 71 982

    Il documento di sintesi con i suggerimenti elaborati da Assufficio e presentato al Ministero per proseguire il tavolo di dibattito è disponibile per le aziende associate, come la presentazione del dr Saporetti.

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