USA
L'amministrazione Obama è confrontata ad una serie di importanti priorità politiche, comprese la riforma del sistema sanitario oltre ad alcune fondamentali questioni internazionali, e non è quindi ancora chiaro come gestirà la politica commerciale. Lo scambio di merci USA- UE ha un valore di 440 miliardi di € (piccolo surplus UE), l'UE e gli Stati Uniti assorbono ciascuno circa il 20% delle esportazioni l'uno dell'altro: solo questi due dati sono sufficienti a porre il rapporto tra i due ben davanti a quello con altri partner commerciali. Anche nei servizi le reciproche esportazioni sono significative: gli scambi totali di prestazioni ammontano a €270 miliardi. Infine, la notevole differenza nel Foreign Direct Investment tra il rapporto UE-USA, sia attivo che passivo, e qualsiasi rapporto di altro genere con altri partner, è enorme e crea un'economia transatlantica de facto. Nel 2008 in UE le entrate e le uscite da e verso gli USA ammontavano rispettivamente a €180 e €145 miliardi, con le riserve attive e passive superiori a 1 trilione ciascuno. Questo significa che entrambi investono 20 volte di più nelle reciproche economie che in Cina. Tutte queste figure hanno risentito della recessione economica del 2009 e 2010. Il punto critico è che i due mercati sono disciplinati da regole leggermente diverse e gli esportatori sono confrontati con un numero di barriere non tariffarie (NTM) che si aggiungono ai costi di esportazione. Dopo una serie di iniziative volte a superare la criticità, garantendo una convergenza dei due mercati, il Parlamento europeo ha incaricato la Commissione di commissionare uno studio che individuasse le misure non tariffarie più importanti che riguardano il commercio bilaterale UE-USA e valutarne il loro costo economico (Ecorys, dicembre 2009, sotto). Questo studio considera un ambizioso scenario in cui la metà delle misure non tariffarie e le divergenze di regolamentazione sono allineati e conclude che il guadagno annuale potenziale di entrambe le economie raggiungerebbe circa 160 miliardi di euro all'anno, aumenterebbero il PIL e i salari per i lavoratori altamente e minimamente qualificati, nonché i redditi delle famiglie e che la rimozione dei NTM migliorerebbe la competitività globale di entrambe le economie. Ciò, tuttavia, impone cambiamenti importanti nel modo in cui sia l'Unione europea e gli Stati Uniti legiferano.
CINA
Il rapporto commerciale bilaterale con la Cina sta attraversando una rapida fase di sviluppo. Se due decenni fa, il commercio tra i due era trascurabile, oggi la Cina è la destinazione in più rapido sviluppo per le esportazioni e l'UE è diventata il più grande mercato della Cina. Tale costante integrazione economica non è però un dato di fatto e, al fine di andare avanti, le parti devono continuare ad approfondire la cooperazione per affrontare le sfide che le attendono. Le strutture di cooperazione UE-Cina sono ben sviluppate: la chiave economica è il High-Level Economic and Trade Dialogue che dovrebbe riunirsi per la terza volta nel corso dell'anno. Il punto fondamentale è la mancanza di una parità di condizioni per l'accesso al mercato, visto che l'UE è sicuramente un mercato più aperto. Non è un mistero che le politiche di acquisto in Cina - e l'importanza che i nostri mercati degli appalti restino aperti l'uno all'altro - siano stati i problemi che hanno attirato l'attenzione tra gli Stati membri dell'UE e le parti interessate. Molti in Europa sono preoccupati dal programma cinese cd. “innovazione indigena” generando molte domande da parte delle imprese internazionali e sollevando la questione a tutti i livelli. Un altro importante punto riguarda la disponibilità di materie prime cinesi per le imprese europee e internazionali - essenziali per essere in grado di competere in parità.
GIAPPONE
Il Giappone è stato la Cina degli anni 80/90 e la stagnazione economica che seguì è ora inclusa nel commercio bilaterale dove non si assiste più al deficit enorme che era tipico di quel periodo. Allo stesso tempo, il Giappone ha anche parzialmente modificato il suo orientamento commerciale verso l'Asia a causa dell'emergere della Cina. L'intenzione dichiarata del nuovo governo giapponese è stata di apertura, a questo fine la conclusione di un accordo commerciale avanzato con i suoi principali partner è una priorità. La firma di un Accordo di libero scambio tra l'UE e la Corea non è irrilevante in questo contesto - i giapponesi hanno deciso di dare priorità all'UE, visto che molte imprese coreane si troveranno in una posizione privilegiata rispetto ai loro concorrenti giapponesi non appena l'accordo entrerà in vigore. Anni di difficoltà nel raggiungimento di risultati nella rimozione della maggior parte delle barriere bilaterali che minano il nostro commercio con il Giappone non hanno portato solo a bassi livelli di investimenti, ma anche un acuto scetticismo europeo sulla capacità giapponese ad una vera rimozione. Senza dimostrabili capacità giapponesi su questo fronte, continuerà ad essere difficile muoversi verso le richieste giapponesi nei negoziati FTA. Questo è il motivo per cui l'ultimo vertice di Tokyo ha incaricato un Gruppo di alto livello per analizzare le diverse possibilità che esistono per rafforzare gli scambi bilaterali, visto che entrambe le parti restano convinte del grande potenziale che si trova nei loro scambi bilaterali.